Altro che la Paris che vuole cambiare, altro che la Kidman che chiede ai condòmini la piscina sul tetto (che poi, se questi devono riunirsi per cambiare ‘na lampadina, capirai, Nicole, che non è aria).
A Roma, la vera star delle pubblicità è Pino Insegno.
Pino Insegno è un’istituzione.
Pino Insegno è il testimonial perfetto.
Vuoi colpire il romano medio? Chiama Pino Insegno.
Hai un prodotto o un servizio e non ti viene in mente nessuno ma proprio nessuno da chiamare per lanciarlo? Chiedi a Pino Insegno: lui risponde. Sempre.
Di recente, per dire, ho visto Pino Insegno sui manifestini nell’autobus, che spiegava tutti i vantaggi dell’abbonato Atac (tipo che i mezzi passano talmente di rado che se hai l’abitudine di leggere alla fermata puoi aumentare in modo esponenziale il tuo numero di libri mensile: io sono quasi a quattro, ormai).
Che poi, diciamocelo: secondo voi Pino Insegno ha mai provato a salirci, sugli autobus? Ma va be’, facciamo che sì.
Il bello è che due giorni dopo, Pino Insegno era su un quotidiano free press, sempre più sorridente, che spiegava che ottenere un prestito, da oggi, è facile.
Che poi, diciamocelo, secondi voi Pino Insegno ha mai… no, aspetta. L’Atac, la free press, la pubblicità…
Ora che ci penso: sì, Pino Insegno ne ha proprio bisogno, di un prestito.
Anzi, vi prego, per favore: dateglieli subito, quei soldi, prima che diventi il testimonial ufficiale della mensa Caritas.

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(Marta Kauffman, David Crane)
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